Autorizzazione alle emissioni

AUTORIZZAZIONE ALLE EMISSIONI
Il decreto legislativo n. 152/2006 e smi [1]-Parte Quinta, “Norme in materia di tutela dell’aria e di riduzione delle emissioni in atmosfera”- art. 272-, prevede che gli allevamenti con un numero di capi compreso in un determinato intervallo (che varia a seconda della specie allevata) debbano fare domanda e ottenere l’Autorizzazione alle emissioni in atmosfera.
Nello specifico:
- allevamenti al di sotto di una certa dimensione, intesa come posti stalla o capi potenzialmente presenti, sono esclusi dall'ambito di applicazione (Art. 272 comma 1 e Allegato IV alla Parte Quinta, Parte I, lettera z);
- per consistenze aziendali comprese nell'intervallo indicato in Tabella è richiesta un'autorizzazione semplificata, della Autorizzazione di carattere generale (Art. 272, comma 2 e Allegato IV alla Parte Quinta, Parte II, lettera nn);
per consistenze aziendali maggiori è richiesta l'Autorizzazione ordinaria. Questa, per gli allevamenti di suini e avicoli, viene sostuita dall'AIA prevista dalla Direttiva IPPC.
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TABELLA 1 – Valori di consistenza aziendale, espressa in termini di posti stalla (numero di capi potenzialmente presenti) per i quali è previsto l’obbligo di autorizzazione alle emissioni. Per valori compresi nell’intervallo indicato è richiesta l’autorizzazione di carattere generale, per valori superiori è richiesta l’autorizzazione di carattere ordinario. [DLgs n. 152/2006, art. 272, commi 1 e 2].
Specie/categoria Consistenza aziendale
Vacche in produzione 200-400
Rimonta e bovini da carne 300-600
Vitelli a carne bianca 1.000-2.500
Suini-scrofe con suinetti allo svezzamento 400-750
Suini-ingrasso 1.000-2.000
Ovicaprini 2.000-4.000
Ovaiole e riproduttori 25.000-40.000
Avicoli da carne 30.000-40.000
Tacchini-maschi 7.000-40.000
Tacchini-femmine 14.000-40.000
Cunicoli-fattrici 40.000-80.000
Cunicoli-ingrasso 24.000-80.000
Equini 250-500
Struzzi 700-1.500
 
L’Autorizzazione alle emissioni riguarda le emissioni in atmosfera di ammoniaca (NH3), metano (CH4) e protossido di azoto (N2O) derivanti dall’allevamento e dalle attività ad esso funzionali, tra cui: la gestione e il trattamento degli effluenti dalla stalla al campo, la movimentazione della lettiera, le operazioni di essiccazione e stoccaggio dei foraggi e dei cereali destinati all’alimentazione degli animali.
Per ottenerla, le aziende zootecniche di nuova realizzazione devono adottare obbligatoriamente le migliori tecniche disponibili (MTD), mentre le aziende esistenti devono valutare la possibilità di ricondurre strutture e modalità gestionali a soluzioni MTD o porre in atto tutte le strategie gestionali possibili per il contenimento delle emissioni.

[1] Modifiche apportate con il DLgs n. 128 del 20 giugno 2010