Direttiva Nitrati

LA DISCIPLINA DELL’UTILIZZAZIONE AGRONOMICA DEGLI EFFLUENTI DI ALLEVAMENTO

L’utilizzazione agronomica degli effluenti zootecnici (e dei concimi di sintesi) ai fini della fertilizzazione azotata dei terreni è regolamentata. Obiettivo è la protezione delle acque sotterranee e superficiali dall’inquinamento da nitrati derivante dall’azoto non assimilato dalle colture agricole.

I principi cardine della disciplina:

- sono individuate nel territorio le Zone Vulnerabili ai nitrati (ZV), ossia quelle aree nelle quali la concentrazione dei nitrati nelle acque superficiali e/o sotterranee è superiore ai 50 mg/l, sono in atto fenomeni di eutrofizzazione o vi sono fattori di rischio che possono portare al verificarsi di questi fenomeni; le restanti porzioni di territorio vengono definite zone ordinarie (o Zone Non Vulnerabili -ZNV) [1];

- nelle ZV la quantità di effluente zootecnico portato al campo non deve superare i 170 kg di azoto per ettaro/anno; nelle ZNV il limite è di 340 kg per ettaro/anno;

- è definito un limite anche per la quantità di azoto totale al campo, dato dalla somma dell’azoto di origine zootecnica e di sintesi. Il limite varia in base al tipo di ordinamento colturale, in quanto dipende dal fabbisogno delle singole colture[2];

- le Regioni definiscono la disciplina dell’utilizzazione agronomica degli effluenti di allevamento, nel rispetto dei principi, dei criteri e delle norme tecniche generali definiti dalla normativa comunitaria e nazionale di riferimento;

- la disciplina dell’utilizzazione agronomica detta le regole per lo stoccaggio e la distribuzione agronomica degli effluenti (tempi, modi): queste hanno il fine di garantire che l’impiego in agricoltura porti dei reali benefici per le colture (recupero dei nutrienti contenuti negli effluenti), minimizzando i rischi igienico-sanitari (es. diffusione di patogeni) e gli effetti negativi sull’ambiente, come le perdite per volatilizzazione, ruscellamento e lisciviazione;

- la disciplina dell’utilizzazione agronomica degli effluenti di allevamento nelle ZV prende il nome di Programma d’Azione, ed ha una durata di 4 anni. Le Regioni predispongono dei piani di controllo e di monitoraggio per valutare l’efficacia dei Programmi d’Azione sulla qualità delle acque nelle zone vulnerabili: sulla base dei risultati vengono riformulati i Programmi d’Azione per il quadriennio successivo e possono essere ridefinite le ZV;

- nell’ambito dei Programmi d’Azione viene incentivata l’adozione di sistemi di trattamento degli effluenti al fine di ridurre le eccedenze di azoto negli ambiti territoriali caratterizzati da elevata densità zootecnica dove i quantitativi di azoto zootecnico prodotto superano i fabbisogni delle colture.

NORMATIVA DI RIFERIMENTO

A livello comunitario:

Direttiva 91/676/CEE relativa alla protezione delle acque dall’inquinamento provocato dai nitrati provenienti da fonti agricole (nota come Direttiva Nitrati).

A livello nazionale:

- DLgs 152/2006 “Norme in materia ambientale”, Parte Terza relativa alla “Tutela delle acque dall’inquinamento”, Artt. 92 (“Zone Vulnerabili da nitrati di origine agricola”) e 112 (“Utilizzazione agronomica”);

- DM 25 febbraio 2016 "Criteri e norme tecniche generali per la disciplina regionale dell’utilizzazione agronomica degli effluenti di allevamento e delle acque reflue, nonché per la produzione e l’utilizzazione agronomica del digestato” (Suppl. Ordinario n. 90 del 18 aprile 2016 - Serie Generale)

-DM 19 aprile 1999 “Codice di Buona Pratica Agricola” (CBPA)

In particolare:

  • Il DLgs 152/2006 delega alle Regioni la definizione della disciplina dell’utilizzazione agronomica degli effluenti di allevamento sia nelle ZV (Art. 92), sia nelle ZNV- (Art. 112).
  • Il DM 7 aprile 2006 stabilisce i criteri generali e le norme tecniche sulla base dei quali le Regioni elaborano la disciplina dell’utilizzazione agronomica degli effluenti di allevamento.
  • Il CBPA, come dice il nome, è un decalogo delle pratiche agricole atte a ridurre le perdite di azoto nell’ambiente a seguito delle attività agricole e zootecniche. La sua applicazione è obbligatoria nelle ZV mentre è facoltativa, sebbene fortemente raccomandata, nelle ZNV (Art. 92 DLgs 152/2006).

A livello regionale:

- DGR n. 2495 del 7 agosto 2006 (e smi)

- DGR 2439 del 7 agosto 2007 (e smi):

Il testo coordinato e aggiornato della disciplina regionale dell’utilizzazione agronomica degli effluenti di allevamento è disponibile all’indirizzo:

www.regione.veneto.it/web/agricoltura-e-foreste/studi-direttiva-nitrati

In particolare:

  • DGR 2495 del 7 agosto 2006, Allegato A- Parte Prima: disciplina delle attività di spandimento degli effluenti di allevamento e delle acque reflue aziendali, nelle zone ordinarie;
  • DGR 26 luglio 2011, n. 1150, Allegato A: Programma d’Azione per le zone vulnerabili = disciplina delle attività di spandimento degli effluenti di allevamento e delle acque reflue aziendali nelle zone vulnerabili

 


[1] Le ZV del Veneto sono state designate con Decreto n. 3 del 3 marzo 2010:

(http://www.regione.veneto.it/web/agricoltura-e-foreste/direttiva-nitrati)

Comprendono quasi tutta la fascia della pianura regionale: in termini di superficie agricola utilizzata (SAU) sono pari a 475.109 ha, corrispondenti al 61% dell’ambito di pianura.

[2] Per le ZV vale la Tabella 1 dell’Allegato A alla DGR 1150 del 26 luglio 2011; per le ZNV vale la Tabella 1 del DM 19.4.1999, Codice di Buona Pratica Agricola.